Ade Zeno
Il velo di trasparente matericità che si posa con dolce minuzia sulle
superfici solo in apparenza effimere di un immaginario livido, lucido e a tratti
violento, rende la scrittura di Laura Pugno degna di un'attenzione anomala,
insolita, e riesce a stupire - ancora, di nuovo - lascia sbigottiti grazie a
queste due recentissime uscite che irrompono nello scenario libresco quasi in
simultanea, precedute dal lungo silenzio che le separa da Sleepwalking , collezione
di racconti pubblicata presso Sironi nel 2002. Poesia e prosa che si incatenano,
si guardano negli occhi creando un unicum, corpo inscindibile, e si accompagnano
l'una nel ventre dell'altra, si scambiano ossigeno, materiali, complementano
la stessa scrittura, il medesimo linguaggio, malgrado l'imbrigliatura in strutture
diverse: la prima - lirica, poe(me)tica - quella de Il colore oro , versifica
ermeticamente nel fittissimo trittico in cui scopriamo in nuce tutta la materia
prima di cui si nutre, con impianto questa volta narrativo, Sirene , romanzo
tanto breve quanto intenso, concentrato, forte di una tensione immaginifica
abbacinante. Abbacinante perché è di luce che stiamo parlando,
una luce netta e viva che gioca con le cose, coi gesti elementari, con la concretezza
della quotidianità, allontanandosi un po', forse, dall'aura penombrante
che con voce soffusa e ipnotica pervadeva i quadretti di Sleepwalking .
Due libri che sembrano l'uno il proseguimento dell'altro, o meglio l'altro il
concretizzarsi effettivo dell'uno. La parola poetica de Il colore oro , che
si alimenta di ossessioni enigmatiche, visive e visionarie - accompagnata, fra
l'altro, dall'immagine vera e propria, quella di Elio Mazzacane, che firma l'iconografia
fotografica del volume - torna con maggiore, più formata definizione,
nel mondo raccontato dal romanzo, in cui ritroviamo la forza e l'esattezza del
verbo, con l'aggiunta di una forma più rigida, ormai svincolata dall'innafferrabilità
dell'impasto lirico. Acuminata come i denti dei mostri sensuali e amabilmente
feroci che popolano il mondo liquido del romanzo, la sua lingua continua a operare
con precisione e definitezza anche qui, districandosi questa volta in una tessitura
narrativa solida per quanto, allo stesso tempo, sospesa a metà strada
fra la precarietà del sogno e le concrete nefandezze di realtà
futuribili spaventose, scure, offese dalle violenze di una luce mortifera.
Il romanzo si sviluppa attorno a una trama semplice, non certo strabordante,
essenziale come la voce che la fa vivere e respirare, ma allo stesso tempo immersa
in un immaginario ricco, vivido, innamorato dei dettagli e consapevolmente incapace
di abbandonare le forme al caso. Laura Pugno costruisce un mondo, gli affida
un presente non lontanissimo dal nostro, e lo invade di orrori tanto atroci
quanto credibili, non certo neutralizzati dall'invenzione semi-fantascientifica.
La storia - breve, sì, ma di brevità che si dilata a ritroso in
un passato gravido di sconvolgimenti che legano la vita privata di un personaggio
a quella oggettiva di un universo in disfacimento - gravita intorno allo sguardo
doloroso di Samuel, uomo provato da un lutto irreparabile, che si guadagna da
vivere in una ditta specializzata in allevamento di sirene. Entrati a far parte
della quotidianità di un mondo allo sfascio, destinato a dissolversi
sotto la violenza del sole (il temuto buco dell'ozono è ormai una voragine
inarrestabile e nulla si può più fare per impedire ai raggi stellari
di consumare i corpi degli umani destinati a contrarre un tanto inedito quanto
verosimile "cancro nero") questi mostri marini molto simili ai terrestri
ma incapaci di sottrarsi alla loro tirannide vengono allevati come carne da
macello o, nel migliore dei casi, come corpi da impiegare in bordelli destinati
a ricchi signori. Allontanate dalle amniotiche sicurezze dell'oceano, le sirene
sono costrette a una vita misera governata da violenza e soprusi, e a nulla
serve la loro antropomorfia per conquistare il diritto di vivere in libertà;
sono esseri istintivi, feroci e deboli che riescono comunque a sprigionare (attraverso
il corpo liscio, umido, accarezzato di umori) una terrificante e subdola aura
ammaliatrice. E sarà proprio grazie all'irresistibile incanto di cui
è impregnato il corpo di uno di questi alieni acquorei che Samuel si
scoprirà capace di unire il proprio corpo all'abbraccio sensuale di una
sirena, un amplesso breve e assoluto che fabbricherà altra vita, e ingraviderà
il destino dell'umanità di nuovi orizzonti possibili. Acqua e luce diventano
attori principali di due macrocosmi immaginifici paralleli, dimensioni liquide
che generano storia, azione, immersioni profondissime in una visceralità
intima, ossessiva, capace passo dopo passo di scavare con l'occhio acuto e irresoluto
di un obiettivo fotografico che vuole (sa) registrare e codificare le ombre
più nascoste del mare mentale, una distesa torbida e sconfinata che conserva
nel profondo dei suoi abissi depositi emotivi da far riemergere e da riportare
a galla, con dolore infinito e paurose fascinazioni.
Laura Pugno,
"Sirene"
pp.150, euro 11
Einaudi
"Il colore oro",
pp.176, euro 20
Le Lettere
24/06/2007