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Laura Pugno
DNact
Tre atti unici per il teatro e un poemetto

Level 48. Parole e musica in libreria
Zona 2008
pagg. 72
euro 10

Leggi l’inizio del libro
(per gentile concessione Zona)
DNAct
N_HS (ENNE_ACCAESSE)
atto unico per due attori,
dea e coro di scimmie

Entra un branco di scimmie. Viene avanti con un certo disordine,
verso il proscenio illuminato, rivelando a mano a mano che emerge
dall’ombra la figura di una donna con addosso una pelliccia
d’oro. È scalza e tra il movimento delle pelli si intravedono le
gambe nude.
GOLDIE: Entra un branco di scimmie
si dispone al centro della scena
lei è tra loro con una pelliccia d’oro
che copre braccia e gambe
prende due scimmie
per mano, le porta verso il centro,
sottoluce –
(indicando prima l’una poi l’altra delle scimmie)
enne, accaesse.

Alle loro spalle, il branco di scimmie si è disposto a semicerchio.
Di tanto in tanto, qualche scimmia batte i piedi o le mani a terra.
All’inizio sono colpi sparsi, che mano a mano vanno cercando un
ritmo.

GOLDIE: Lei, diciamo, Goldie
si accovaccia in mezzo a loro
le accarezza per calmarle.

I tre prendono posizione in scena, seduti o accovacciati con le
braccia strette alle ginocchia. Le due scimmie, N e HS, frugano
con le mani tra la pelliccia di Goldie. Cercano il seno e mimano un
allattamento, grugnendo soddisfatte.

GOLDIE: Naturale, io sono il monolite.
Sono tutta pietra nera
in questa scena
e loro succhiano la lingua.
Ogni storia racconta questa storia
il nascondimento del fantasma
sotto strati di ocra
o pietre levigate,
sotto la meraviglia della lingua.
Ora, solo ora,
levatevi la maschera e parlate.

La quarta di copertina

Questo libro raccoglie tre atti unici per il teatro – N_HS (enne_accaesse), ovvero, Neanderthal e Homo sapiens; cosplayer e were/w – insieme al poemetto animal master. Testi diversi nella forma e nella funzione, pensati per la lettura o per la scena, legati tra loro da una rete di rimandi ai temi della definizione della specie umana attraverso il linguaggio, della metamorfosi umana e animale, del travestimento quasi-sciamanico come mezzo di esplorazione e trasformazione dell’identità; e segnati da improvvise accensioni, all’interno del mezzo poetico, di archi voltaici di narrazione, come nella serie aquamarine, che riprende il romanzo Sirene (Einaudi 2007). Tra la scrittura per il teatro, che rappresenta una novità nell’opera di Laura Pugno, e la poesia si stabilisce così un dialogo, alla ricerca di una lingua incapace di mentire, che passi attraverso il corpo.

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Recensioni

Fabio Donalisio su Blowup
Libretto strano, quest’ultimo di Laura Pugno. Che raccoglie tre atti unici scritti (prevalentemente in versi) per il teatro e una breve silloge di poesie che riprendono in versi alcune sue prose già edite, come il romanzo Sirene uscito per Einaudi nel 2007. È la rete dei rimandi tematici, piuttosto densa, a tenere insieme materiale di per sé non omogeneo. La mutazione, il passaggio mai ben definito da uomo ad animale (e viceversa), la (ri)scrittura di un codice genetico che si fa parola, in una sorta di incarnazione a rovescio. (continua)”.
Di Fabio Donalisio sul numero 129 di Blow Up (febbraio 2009).

Alfonso Trillo su Le Reti di Dedalus
Uomo-scimmia/Scimmia-uomo. La maschera e le sirene.
“In un’intervista uscita su Mente e Cervello l’autrice di DNAct, ad una domanda sulla scelta di esseri ibridi come protagonisti del suo primo romanzo Sirene (Einaudi, 2007) e sul loro eventuale valore di rispecchiamento della condizione umana attuale, ha ricondotto l’interesse per i personaggi teriomorfici alla loro presenza, a partire dalle pitture parietali del paleolitico, in ogni forma di tradizione culturale; al loro porsi come una specie di motivo ossessivo nella riflessione letteraria e artistica in genere, ma anche, e soprattutto, per ciò che disvelano una volta che si è aperta la cortina del mito che li avvolge: l’irriducibile, eterna, ossessione per l’Altro.
L’altro in sé e l’altro da sé: l’altro come alterità inscritta nel corpo mobile, cangiante e l’altro come opposizione, differenza irriducibile. Estraniante ma intima presenza che ci abita, accompagna e insegue come l’ombra abita, accompagna e insegue il corpo.
DNAct è la storia del primo incontro del sé con l’altro; incontro spostato in un tempo mitico, originario, ma che da sempre esattamente si ripete (metastoricamente) di là delle mutazioni. (continua)”
Di Alfonso Trillo su Le Reti di Dedalus, rivista del Sindacato Nazionale Scrittori

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